La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 9 settembre 2017

meditazione al Vangelo della XXIII domenica del Tempo Ordinario. Don Pietro

1. La correzione fraterna

A. Il brano ha come  orizzonte la comprensione della Chiesa come comunità di uomini e donne chiamati a vivere da fratelli e sorelle.
Essi non sono perfetti, ma fallibili.
Essi sono amati accolti e perdonati ogni giorno.
Anch'essi ogni giorno si amano, cercano e devono perdonarsi, se sbagliano.
Al centro della comunità c'è l'amore di Dio in Gesù e delle regole di vita alternative a quelle del mondo.

B. Cosa fare quando un fratello sbaglia?

Innanzitutto bisogna essere certi che ha sbagliato!
Bisogna mettere poi in atto tre interventi a tre livelli distinti:
Innanzitutto l'ammonizione interpersonale a quattro occhi. Non fermarsi al sospetto malevolo, non cedere al pettegolezzo da comari da cortile, bandire ogni forma di maldicenza.
In secondo luogo viene la discussione del caso  alla presenza di due o tre testimoni, discreti e sapienti.
Terzo intervento: il dibattito dinanzi all'assemblea della comunità.
Lo scopo deve essere sempre quello di recuperare il fratello.
Esperiti vanamente i tentativi di recupero, si prende atto, con dolore, dell'auto-esclusione del fratello dalla comunità.

C. Approfondimenti

Il deviante è da recuperare perché resta sempre fratello, è da amare, sull'esempio del Padre celeste che si prende cura dei più piccoli perché non si perdano.
La eventuale colpa non corrompe il vincolo di fraternità.
La comunità cristiana deve continuare nel tempo le scelte di solidarietà a favore dei peccatori operate da Gesù nella cui persona si è fatta presente la sollecitudine pastorale di Dio.
La sollecitudine di Gesù che riflette quella del Padre è regola di vita della comunità dei discepoli.
La prassi della correzione fraterna proposta dal Vangelo ha i suoi precedenti nell'Antico Testamento, in particolare nel codice di santità del Levitico (19,18)
La correzione fraterna si inserisce in quella giustizia più grande di quella degli scribi e dei farisei che i discepoli devono attuare e che si accompagna al dovere di riconciliazione fraterna e all'amore anche per i nemici.

2. Perché amare sempre?

Perché siamo amati e perché amati "siamo"
Perché dobbiamo riprodurre e non fermare l'amore di Dio verso di noi.
Perché dobbiamo far nostra la premura di Dio verso l'uomo deviante.
Perché, nel caso specifico del recupero del fratello, la nostra preghiera potrà essere esaudita.

3. Conclusioni

Ma considerare il deviante  impenitente, incorreggibile e recidivo, come un pagano e un pubblicando", non contraddice lo stile misericordioso di Dio rivelato e attuato in Gesù tanto compassionevole da essere considerato l'amico dei pubblicani dei peccatori?
Ora, se era giusto stabilire dei limiti nella prassi della correzione fraterna; se era ragionevole fissare dei criteri di appartenenza ecclesiale, nessun limite dev'essere posto all'amore fraterno.
Il fratello escluso dalla comunità continua ad essere amato da quel Dio che non discrimina gli uomini tra buoni e cattivi, tra giusti e ingiusti, ma fa piovere sui buoni e sui cattivi,  fa uscire il sole per i giusti per gli ingiusti.
Quelli che vogliono essere figli di questo Padre, devono adottare lo stesso stile continuando ad amare anche quelli che sono stati esclusi dalla comunità, ma non dal proprio cuore.

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