1. Dio entra in questa nostra storia di peccato e di
morte e si impegna con noi perché possa realizzarsi l’ideale della creazione:
l'armonia tra l'uomo-Dio-gli altri-la terra.
L'uomo vero, l'uomo secondo Dio, vive accogliendo
questo dono, facendosi trasformare dallo Spirito di Dio e convertendosi. E’
questo l'annuncio-appello, esaltante ed esigente insieme, dei brani della scrittura di questa Domenica.
2. Isaia
A) Ci presenta una stupenda immagine di speranza: un
mondo dove non c'è iniquità e saccheggio, un mondo inondato dalla conoscenza di
Dio, un mondo dove l'uomo, pur debole e
inerme, si sente a proprio agio, amato e accolto, non più pauroso
dinanzi a potenze più grandi di lui, non più nella necessità di difendersi da
nemici feroci.
È il senso della immagine idilliaca del lupo e
dell'agnello, della pantera e del capretto che vivono insieme in pace.
B) Cosa determina la nascita di un mondo così bello?
C'è un re che esercita il suo potere con lucidità, decisione e giustizia. Un re
che protegge energicamente i deboli e reprime senza accondiscendenza i
violenti.
Ma dove nasce un tale re? Quale codice genetico lo ha
plasmato? In quale accademia hai imparato un modo così originale di governare?
Il testo dice: "un germoglio spunterà dal
tronco di Jesse", cioè dalla dinastia davidica.
È
forse questa che trasmette al re giustizia e fedeltà? No. I cromosomi di questa
dinastia sono tutt'altro che sani: anch'essa ha conosciuto infedeltà e
ingiustizia.
La risposta è un'altra: "su di lui si poserà
lo spirito del Signore".
Sarà dunque lo spirito di Dio a guidare questo re.
Perché ogni uomo, lasciato se stesso, è preda della paura, dell'avidità egoistica e dell'aggressività. Queste
tendenze possono essere vinte solo dallo spirito di Dio che è spirito di
verità, di amore e di libertà.
3. Il Vangelo
Ma la speranza non è attesa inerte, né la salvezza è
irruzione miracolosa dall'alto.
All'uomo è chiesto di accogliere il dono di Dio, di
lasciarsi plasmare dallo stesso spirito sceso sul Messia e di convertirsi in
profondità.
E’ questo l'annuncio ruvido del Battista, questo
profeta che impaurisce e affascina. Egli pratica un'austerità che suscita
timore e ripugnanza. Ma nello stesso tempo, attira irresistibilmente folle di
ascoltatori e di seguaci.
Un uomo così, che non si piega a compromessi, che non
si lascia sedurre da vie facili, deve possedere un qualche segreto, una
sorgente inesauribile di forza morale. Quale? Una fede incrollabile nel regno
di Dio che sta per venire. Una fede così forte da giustificare sacrifici e rinunce.
Una fede così limpida da generare libertà interiore di fronte ai potenti della
terra.
Giovanni
annuncia un giudizio di Dio senza riserve: “scure, ventilabro e fuoco".
Ma l'annuncio ha anche un significato positivo: invita
alla conversione.
Non basta la semplice appartenenza al popolo di Dio.
Non bastano i riti. Occorre un mutamento profondo di indirizzo, un ritorno a
Dio come ascolto e obbedienza alla sua parola nel riconoscimento del suo
primato assoluto. Occorre un "deserto".
Il
deserto è il luogo della infedeltà, del peccato per Israele, ma anche il
luogo dell’ essenzialità e dell’
intimità.
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