La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 2 dicembre 2016

Commento alle letture della II Domenica di Avvento - Don Pietro Mari

1. Dio entra in questa nostra storia di peccato e di morte e si impegna con noi perché possa realizzarsi l’ideale della creazione: l'armonia tra l'uomo-Dio-gli altri-la terra.
L'uomo vero, l'uomo secondo Dio, vive accogliendo questo dono, facendosi trasformare dallo Spirito di Dio e convertendosi. E’ questo l'annuncio-appello, esaltante ed esigente insieme,  dei brani della scrittura di questa Domenica.

2. Isaia

A) Ci presenta una stupenda immagine di speranza: un mondo dove non c'è iniquità e saccheggio, un mondo inondato dalla conoscenza di Dio, un mondo dove l'uomo, pur debole e  inerme, si sente a proprio agio, amato e accolto, non più pauroso dinanzi a potenze più grandi di lui, non più nella necessità di difendersi da nemici feroci.
È il senso della immagine idilliaca del lupo e dell'agnello, della pantera e del capretto che vivono insieme in pace.

B) Cosa determina la nascita di un mondo così bello? C'è un re che esercita il suo potere con lucidità, decisione e giustizia. Un re che protegge energicamente i deboli e reprime senza accondiscendenza i violenti.
Ma dove nasce un tale re? Quale codice genetico lo ha plasmato? In quale accademia hai imparato un modo così originale di governare?
Il testo dice: "un germoglio spunterà dal tronco di Jesse", cioè dalla dinastia davidica.
È forse questa che trasmette al re giustizia e fedeltà? No. I cromosomi di questa dinastia sono tutt'altro che sani: anch'essa ha conosciuto infedeltà e ingiustizia.
La risposta è un'altra: "su di lui si poserà lo spirito del Signore".
Sarà dunque lo spirito di Dio a guidare questo re. Perché ogni uomo, lasciato se stesso, è preda della paura, dell'avidità  egoistica e dell'aggressività. Queste tendenze possono essere vinte solo dallo spirito di Dio che è spirito di verità, di amore e di libertà.

3. Il Vangelo

Ma la speranza non è attesa inerte, né la salvezza è irruzione miracolosa dall'alto.
All'uomo è chiesto di accogliere il dono di Dio, di lasciarsi plasmare dallo stesso spirito sceso sul Messia e di convertirsi in profondità.
E’ questo l'annuncio ruvido del Battista, questo profeta che impaurisce e affascina. Egli pratica un'austerità che suscita timore e ripugnanza. Ma nello stesso tempo, attira irresistibilmente folle di ascoltatori e di seguaci.
Un uomo così, che non si piega a compromessi, che non si lascia sedurre da vie facili, deve possedere un qualche segreto, una sorgente inesauribile di forza morale. Quale? Una fede incrollabile nel regno di Dio che sta per venire. Una fede così forte da giustificare sacrifici e rinunce. Una fede così limpida da generare libertà interiore di fronte ai potenti della terra.
Giovanni annuncia un giudizio di Dio senza riserve: “scure,  ventilabro e fuoco".
Ma l'annuncio ha anche un significato positivo: invita alla conversione.
Non basta la semplice appartenenza al popolo di Dio. Non bastano i riti. Occorre un mutamento profondo di indirizzo, un ritorno a Dio come ascolto e obbedienza alla sua parola nel riconoscimento del suo primato assoluto. Occorre un "deserto".

Il deserto è il luogo della infedeltà, del peccato per Israele, ma anche il luogo  dell’ essenzialità e dell’ intimità.

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