La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

mercoledì 7 dicembre 2016

Commento alla festività dell'Immacolata (Don Pietro)

Salve fraternità Nazareth in occasione della Solennità dell’Immacolata vi invio qualche spunto di riflessione, sperando di farvi cosa gradita e, se ci riesco, anche utile per la vostra vita spirituale
                                                                                                                           
1. In Maria Immacolata possiamo contemplare il primo stupendo frutto della redenzione:
·                     Con lei la persona umana è recuperata all'integrità del progetto di Dio.
·                     Il peccato che sembrava connaturato all'uomo viene distrutto, reso estraneo.
·                     La speranza si riempie di consolanti realtà e si supera ogni rischio di illusione.
A ben comprendere tutto questo ci aiuta la prima lettura che è come un affresco sulla condizione umana prima della redenzione

2. Prima lettura: Genesi, 3, 9-15. 20

L'uomo e la donna hanno violato il comandamento di Dio per raggiungere una impossibile autonomia da lui,
  • Hanno considerato Dio come un loro avversario e la sua legge come un limite insopportabile.
·         hanno creduto di trovare la libertà affermando come assoluto il loro desiderio.
Questo evento passato, delle origini della vita dell'uomo, è ancora attuale. Quello che la Bibbia narra l'inizio della storia umana rimane vero ancora oggi, si ripete sotto forme diverse in ogni tempo.
Il peccato originale contiene in sé il peccato di sempre e ne evidenzia la grande malizia.
Il brano della Genesi descrive in modo magistrale gli effetti del peccato:
·                     il primo effetto è l'incapacità dell'uomo di stare alla presenza di Dio. "Il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: dove sei? Rispose: ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura perché sono nudo, e mi sono nascosto".
·                     Significativa è già la domanda di Dio: "Dove sei?". Vuol dire che l'uomo non è là dove dovrebbe essere, che si è determinato già uno scarto tra ciò che l'uomo sarebbe dovuto essere secondo il pensiero di Dio e quello che realmente è diventato.
·                     L'uomo cioè non è più quello che dovrebbe essere, non è più un là dove dovrebbe essere. Una vera disgrazia! Sperimentare l'amarezza di questa disgrazia è avere il senso del peccato.
·                     L'uomo dice: "ho avuto paura perché sono nudo e mi sono nascosto".
·                     L'uomo dunque non è, come dovrebbe, alla presenza di Dio, ma abita, come non dovrebbe, nel luogo della paura.
·                     "Sono nudo": la nudità esprime la condizione di debolezza che è propria della natura umana dinanzi alla grandezza del mondo e alle potenze che lo inabitano. Questa fragilità incute paura all'uomo. Avesse avuto fede in Dio, fosse vissuto sotto il suo sguardo paterno, avrebbe fugato ogni timore. Questo nasce dal fatto che l’uomo non  è al suo posto davanti a Dio, si è nascosto a Lui e si trova solo di fronte all’immensità di un mondo a lui indifferente
·                     Ma non basta: estraniato da Dio l'uomo è diventato anche sospettoso nei confronti della donna che pure aveva considerato "osso delle mie ossa e carne della mia carne".
·                     Ora la donna appare all'uomo come una estranea cui far portare tutto il peso del peccato e della punizione: "la donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato del frutto dell'albero ed io ne ho mangiato".
·                     E così viene meno la solidarietà tra uomo e donna e questo non fa altro che rendere ancora più pesante la condizione di debolezza e di solitudine.
·                     Infine: la donna chiama in causa il serpente che l'ha ingannata.
·                     Figura inquietante quella del serpente: nel mondo che è stato creato da Dio e che quindi in radice è "molto buono" c'è però un serpente che può ingannare. Per l'uomo, cioè, esiste il rischio concreto di essere ingannato, di essere trascinato lontano da Dio con l'illusione di una strada facile e autonoma di felicità.
·                     Domandiamoci: non è forse così anche oggi? Non succede forse che il mondo -certo buono- può diventare tentazione di idolatria?

Il Vangelo: Luca 1, 26-38

Questi elementi richiamati che descrivono la fisionomia spirituale dell'uomo decaduto fanno risaltare il messaggio positivo che è presente nella figura di Maria, nel suo itinerario di vita e di santità. Tentiamo una lettura sinottica, in controluce, tra la prima lettura e il Vangelo.

·                     L'uomo peccatore è incapace di stare davanti a Dio, si nasconde a lui.
·                     Maria di Nazaret al contrario vive la sua esistenza come uno stare alla presenza di Dio

·                     Adamo cerca la sua realizzazione allontanandosi dalla volontà di Dio
·                     Maria di Nazaret al contrario fa dell'obbedienza la scelta essenziale della sua vita: “ Eccomi solo la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola”.

·                     Adamo ed Eva hanno paura di Dio, sospettano che la sua volontà su di loro sia arbitraria e tirannica.
·                     Maria al contrario si affida al progetto di Dio con docilità piena e fiducia totale.



·                     Adamo ed Eva, rompendo il rapporto con Dio, sperimentano anche incomprensione, egoismo e conflitto nella loro relazione.
·                     Maria di Nazaret, al contrario, aderendo a Dio, compie un servizio a vantaggio dell'intera umanità.

·                     Eva si lascia prendere e dominare dal serpente.
·                     Maria di Nazaret, al contrario, si lascia invadere dall’amore di Dio, tanto che l'Arcangelo la saluta come “piena di grazia”.


Così in questa creatura è recuperata la bellezza originaria della persona umana, quella bellezza che il peccato aveva deturpato. Forse per questa bellezza la religiosità popolare ha esaltato Maria contornandola di un alone di mistica ammirazione. Per molti Maria è diventata la figura eccelsa, l’immagine di quello che nessuno di noi è. Attenti però: quello che la vera fede vuole dirci è esattamente il contrario. Maria infatti, se è l'immagine di ciò che nessuno di noi è mai stato con le sue forze, è soprattutto il prototipo di ciò che Dio in Gesù Cristo può fare di ciascuno di noi. Maria, allora, non è l'ideale perduto o irraggiungibile, ma il futuro proposto da Dio come possibile con la sua grazia, il nostro  consenso e la nostra collaborazione.

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