Sorge
nella mente una questione che, per riprendere Spinoza e il suo Trattato teologico politico, si può definire teologico-politica: le istituzioni
religiose devono sottostare alle disposizioni del potere politico, oppure,
specialmente quando sono in gioco le loro funzioni spirituali, possono agire extra legem? La
Chiesa italiana ha risposto nei fatti a tale questione optando con chiarezza
per la prima alternativa e sospendendo di conseguenza le celebrazioni a causa
dell'emergenza sanitaria. A mio avviso ha fatto benissimo, dando esemplare
dimostrazione di due preziose qualità: consapevolezza della gravità della
situazione e servizio al bene comune.
Il punto infatti è che la
Chiesa, come ogni altra istituzione che vive e opera in uno Stato laico, non è
al di sopra della politica, né tantomeno della scienza. Questo non significa
che essa debba rispettare sempre gli ordinamenti della politica, perché quando
la politica diviene tirannide è sacrosanta la disobbedienza per la Chiesa, come
per ogni altra istituzione e i singoli cittadini. Questo significa piuttosto
che la Chiesa nel suo agire all'interno della società non è al di sopra della
ragione scientifica e che, quando la politica dispone leggi conformi alla ragione
scientifica, essa deve semplicemente ubbidire. Esattamente come sono tenuti a
fare tutti, credenti e non credenti di ogni tipo. Se al contrario la Chiesa
avesse preteso che la sua azione
nell'amministrare i
sacramenti avrebbe potuto esercitarsi comunque in deroga alla legge e alle
indicazioni degli scienziati, ciò avrebbe significato due cose: 1) l'esibizione
di un clericalismo che pretende privilegi; 2) la non comprensione della gravità
della situazione sanitaria del Paese. La Chiesa italiana non è caduta in questo
errore. Né vi è caduta la Chiesa francese
che ha preso i medesimi
provvedimenti per le parrocchie, disponendo per la prima volta nella storia la
chiusura del santuario di Lourdes. Si è evitato così di replicare quanto
ventisei secoli fa scriveva Eraclito dei suoi contemporanei: "Si
purificano con altro sangue e insieme si contaminano, come se uno, dopo essersi
immerso nel fango, si lavasse con il fango stesso. Se qualcuno degli uomini
vedesse costui mentre fa questo, lo considererebbe un pazzo. E rivolgono
preghiere a statue di Dei, come se uno si mettesse a conversare con le mura
delle case, senza conoscere che cosa siano gli Dei egli Eroi" (Eraclito di
Efeso, DK, B 22, 5). È dovere di ognuno tenere presente quanto gli esperti .
sanitari ci comunicano ogni giorno: che siamo noi esseri umani il veicolo del
virus. Il che vale anche per il
sacerdote: anche
l'amministratore dei divini sacramenti può diventare un dispensatore dei
diabolici virus che stanno ammalando e uccidendo non pochi di noi. La storia
conosce situazioni in cui un eccesso di devozione ha aumentato il contagio,
l'osservava già Alessandro Manzoni raccontando la peste di Milano. E le
cronache raccontano di assemblee di fedeli diventate occasioni di infezione in
Corea del Sud, in Francia, in Italia.
La
sapienza etica delle filosofie e delle tradizioni spirituali ha sempre saputo
che il bene di tutti è più prezioso del bene particolare di alcuni, chiunque
essi siano, i più fedeli o i più infedeli tra noi. Questi giorni drammatici
richiedono che ogni persona responsabile sacrifichi qualcosa del proprio
interesse particolare per il bene superiore di tutti. Infine, per quanto
riguarda i credenti, il succo della testimonianza profetica ed evangelica è che
l'esercizio del bene e della giustizia è molto più importante di qualsiasi atto
di culto.
Nessun commento:
Posta un commento