La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

giovedì 19 marzo 2020

Se la Chiesa chiude le porte. V. Mancuso


Sorge nella mente una questione che, per riprendere Spinoza e il suo Trattato teologico politico, si può definire teologico-politica: le istituzioni religiose devono sottostare alle disposizioni del potere politico, oppure, specialmente quando sono in gioco le loro funzioni spirituali, possono agire extra legem? La Chiesa italiana ha risposto nei fatti a tale questione optando con chiarezza per la prima alternativa e sospendendo di conseguenza le celebrazioni a causa dell'emergenza sanitaria. A mio avviso ha fatto benissimo, dando esemplare dimostrazione di due preziose qualità: consapevolezza della gravità della situazione e servizio al bene comune.
Il punto infatti è che la Chiesa, come ogni altra istituzione che vive e opera in uno Stato laico, non è al di sopra della politica, né tantomeno della scienza. Questo non significa che essa debba rispettare sempre gli ordinamenti della politica, perché quando la politica diviene tirannide è sacrosanta la disobbedienza per la Chiesa, come per ogni altra istituzione e i singoli cittadini. Questo significa piuttosto che la Chiesa nel suo agire all'interno della società non è al di sopra della ragione scientifica e che, quando la politica dispone leggi conformi alla ragione scientifica, essa deve semplicemente ubbidire. Esattamente come sono tenuti a fare tutti, credenti e non credenti di ogni tipo. Se al contrario la Chiesa avesse preteso che la sua azione
nell'amministrare i sacramenti avrebbe potuto esercitarsi comunque in deroga alla legge e alle indicazioni degli scienziati, ciò avrebbe significato due cose: 1) l'esibizione di un clericalismo che pretende privilegi; 2) la non comprensione della gravità della situazione sanitaria del Paese. La Chiesa italiana non è caduta in questo errore. Né vi è caduta la Chiesa francese
che ha preso i medesimi provvedimenti per le parrocchie, disponendo per la prima volta nella storia la chiusura del santuario di Lourdes. Si è evitato così di replicare quanto ventisei secoli fa scriveva Eraclito dei suoi contemporanei: "Si purificano con altro sangue e insieme si contaminano, come se uno, dopo essersi immerso nel fango, si lavasse con il fango stesso. Se qualcuno degli uomini vedesse costui mentre fa questo, lo considererebbe un pazzo. E rivolgono preghiere a statue di Dei, come se uno si mettesse a conversare con le mura delle case, senza conoscere che cosa siano gli Dei egli Eroi" (Eraclito di Efeso, DK, B 22, 5). È dovere di ognuno tenere presente quanto gli esperti . sanitari ci comunicano ogni giorno: che siamo noi esseri umani il veicolo del virus. Il che vale anche per il
sacerdote: anche l'amministratore dei divini sacramenti può diventare un dispensatore dei diabolici virus che stanno ammalando e uccidendo non pochi di noi. La storia conosce situazioni in cui un eccesso di devozione ha aumentato il contagio, l'osservava già Alessandro Manzoni raccontando la peste di Milano. E le cronache raccontano di assemblee di fedeli diventate occasioni di infezione in Corea del Sud, in Francia, in Italia.
La sapienza etica delle filosofie e delle tradizioni spirituali ha sempre saputo che il bene di tutti è più prezioso del bene particolare di alcuni, chiunque essi siano, i più fedeli o i più infedeli tra noi. Questi giorni drammatici richiedono che ogni persona responsabile sacrifichi qualcosa del proprio interesse particolare per il bene superiore di tutti. Infine, per quanto riguarda i credenti, il succo della testimonianza profetica ed evangelica è che l'esercizio del bene e della giustizia è molto più importante di qualsiasi atto di culto.

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