La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 16 giugno 2019

PENSIERI SPARSI SULLA SOLENNITA’ DELLA SS. TRINITA’. Don Pietro

1. Dio come “mistero” di Amore
Sembra volgere al termine il lungo esilio della Trinità dalla riflessione di fede e dalla prassi delle comunità credenti.
Sono ormai in tanti, anche nell’Occidente, i cristiani che vanno riscoprendo la Trinità come Origine e come Patria e ritornano così a parlare di Dio raccontando l’amore divino trinitario a partire dalla sua massima manifestazione e svelamento sulla Croce di Cristo.
Là è stata scritta la più grande pagina dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo;
Lì si narra dell’amore infinito di queste 3 persone tra loro e per il mondo e il racconto vuole comunicare questo amore per renderlo operante anche in tutte le umili storie degli uomini segnate dalla fatica di amare.
2. I tre volti dell’amore
Scrutando in profondità il mistero di Dio noi intravediamo la figura del Padre, cioè, di Chi è:
l’eterna sorgività dell’amore
il principio che dà inizio a tutto
la gratuità pura e assoluta nell’amore che non si arresta neppure di fronte al rifiuto, all’infedeltà e al peccato.
E accanto a Chi eternamente ama c’è Chi è eternamente amato, il Figlio e cioè:
Colui che è la pura accoglienza dell’Amore
Colui che ci insegna che divino non è solo dare amore, ma anche ricevere amore
Colui che con la sua vita ci insegna e ci dà la forza di farci amare da Dio.
Ma oltre all’Amante e all’Amato la fede contempla anche la figura dello Spirito, il Terzo che unisce l’UNO e l’ALTRO nel vincolo di amore eterno e insieme li apre al dono di sé, all’esodo della creazione e della salvezza.
Lo spirito eternamente libera l’Amore dal ripiegamento su di sé, lo irradia e lo rende sempre nuovo.
Ecco, dunque, il Dio di Gesù Cristo:
un eterno reciproco darsi ed accogliersi delle tre persone
un dare incessantemente l’essere e la vita alle creature amandole e assumendole nella propria comunione eterna.
Chi cerca di comprendere la Trinità entro l’orizzonte dell’amore è S. Agostino. Scrive:
“In verità, vedi la Trinità, se vedi l’amore.
Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore”.
Il Dio di Gesù Cristo è un solo Dio, ma non un Dio solo: è comunione e dialogo di persone in un flusso infinito e perfetto di amore.
3. Trinità, origine e Patria dell’amore
Tutto ciò che esiste ha origine nella Trinità e ne porta l’impronta.
La struttura d’ogni essere è trinitaria e l’essere più profondo degli esseri è l’amore.
L’uomo, in particolare, è l’immagine dell’amore di Dio, volto dell’amore, è fatto per amore ed è chiamato all’amore.
Nell’uomo chiamato all’esistenza vive la gratuità dell’amore del Padre.
E se l’uomo accoglie il dono di questo amore che lo fa esistere, in esso vive la gratitudine del Figlio che accoglie eternamente l’amore.
Quando, infine, l’uomo si lascia avvolgere dalla vita nuova per mezzo di Cristo nello Spirito, allora è lo Spirito a trionfare.
Avviene così che tutta la vita dell’uomo è segnata dall’amore e dalla Trinità. Questa, la Trinità, è la meta e la patria del cammino dell’uomo: tutto un giorno riposerà in essa, quando l’amore non conoscerà più tramonto e l’esodo dell’uomo e l’avvento di Dio si incontreranno per sempre.
4. La Trinità, modello d’amore per l’uomo
Se l’uomo si lascia amare dal suo Dio, può anch’egli amare come Dio ama il suo prossimo.
Innanzitutto chi ama veramente riconosce l’altro in quanto altro e tende a farsi uno con lui, non sopprimendo la sua alterità, ma offrendogli in dono la propria identità e accogliendo in dono quella dell’altro.
Questo è il gioco dell’amore: offerta e accoglienza, gratuità e gratitudine nella libertà della comunione.
Questo gioco dell’amore non si svolge nell’isolamento di una interiorità sazia e paga di sé.
L’amore esige un tu, il superamento del rapporto io-tu nel noi.
La casa dell’amore è la comunità: in essa vive concretamente la verità dell’amore; in essa l’amore si fa storia.
Nella comunità ognuno dona l’amore, come fa il Padre, e accoglie l’amore come fa il Figlio.
La somma di questi doni e di queste accoglienze diventa comunione sempre aperta per suscitare sempre nuovi doni, accoglienza e Amore.

a) la fatica di amare
L’amore è esigente per il singolo e per la comunità.
Grande è la fatica di amare.
Spesso l’amore vero è insidiato e paralizzato da:
il possesso geloso:
è il porsi al centro e farsi norma e misura di tutto. Manca il dono di sé e l’esodo da sé
l’ingratitudine:
qui non c’è l’accoglienza perché non ci si lascia amare e si blocca l’amore
la cattura lacerante:
qui non c’è l’apertura agli altri, c’è l’illusione di restringere l’amore a due sole persone o a un gruppo. Ma ciò è illusorio.

b) il dialogo
Un’altra dimensione essenziale dell’amore è il dialogo: in esso si concretizza, con parole e gesti, l’essenza profonda dell’amore, il suo gioco di alterità e comunione.
In questo senso il dialogo è l’epifania dell’amore e dell’essere, la casa dove amore ed essere abitano e possono manifestarsi.
Perciò dove non c’è amore non c’è dialogo e dove non c’è dialogo non può esserci amore e, anche perciò, piena umanizzazione.
Data questa rispondenza tra amore e dialogo, le stesse patologie che possono colpire l’amore interessano come rischi anche il dialogo: il possesso geloso, l’ingratitudine, la cattura.
Perciò la fatica di amare è la stessa fatica del dialogo.
E’ possibile dialogare (come amare) solo se un Altro ci ha interpellato per primo in un dialogo d’amore.
Questo dialogo d’amore che ci raggiunge è quello eterno della carità divina in seno alla Trinità.
Il dialogo della Trinità è il fondamento e il modello d’ogni vero dialogo interpersonale ed ecclesiale.
Nel dialogo la Chiesa è veramente “icona della Trinità”, suo riflesso umile e denso.
Nel dialogo la Chiesa verifica anche se è la Chiesa autentica e missionaria, se veramente crede al Vangelo dell’amore e lo sa credibilmente annunciare.

Nessun commento:

Posta un commento